(lettera pervenuta il 12/02/04 che pubblichiamo
integralmente)
Attendiamo vostri commenti
in merito
Note a margine
a) Dio c’è
Viaggiando
in autostrada, vi sarà capitato di leggere, su un pilone di un cavalcavia,
poche lettere scritte a mano: “ DIO c’è”.
La
prima volta che l’ho letta, mi sono trovato a ragionare sull’origine di questa
scritta e sulle sue motivazioni: chi è stato e perché?
Non
penso che sia stato l’Onnipotente a tracciare la scritta di sua mano: forse
perché Cecil B. De Mille, in uno dei suoi grandiosi film, ci ha presentato un
Dio che incide i suoi Comandamenti nella roccia usando la folgore. Ma soprattutto perché l’Onnipotente non ha
bisogno di scritte, per testimoniare la Sua presenza: tutto quanto esiste,
infatti, esiste in quanto “visto” da Lui, e testimonia la sua Gloria.
Potrebbe
invece essere stato un suo Profeta, spinto da una Fede ardente, a voler
ricordare agli uomini, sempre pronti a dimenticare e a distrarsi con i vitelli
d’oro, che Dio esiste.
Oppure,
al contrario, un pavido testimone, carico di incertezze e desideroso di
ricacciare nel subconscio i propri dubbi di fede.
Qualcuno
ha poi avanzato ipotesi più prosaiche: secondo costoro si tratta di marioli
che, con questa scritta convenzionale, si scambiano messaggi su tempi e luoghi
dove portare a termine i loro loschi traffici.
Un’anima
vetero-marxista deve tuttavia avere interpretato questa scritta come una
provocazione clericale: infatti sotto alle parole “Dio c’è “ aveva aggiunto,
con vernice rossa: “per i padroni!”.
Mi
ricordo che questo mi aveva provocato un’irrefrenabile risata: soprattutto
perché non riuscivo ad allontanare l’idea che l’autore di una così meravigliosa
battuta fosse stato ispirato da genuino sdegno ideologico, piuttosto che da un
acuto senso dell’umorismo.
b) Alleanza Nazionale c’è
Dopo
questa premessa, non so descrivervi la mia meraviglia quando, pochi giorni fa’
ho visto un manifesto, debitamente incollato su uno degli appositi tabelloni,
che offriva il seguente messaggio: “Alleanza Nazionale c’è”!
Non
ho potuto evitare la pista psicologica.
A
mio avviso, l’unica spiegazione possibile affonda le sue radici in una crisi
d’identità: così profonda da diventare una vera e propria crisi esistenziale.
I
militanti di AN (o del MSI o di come volete chiamarlo), si chiedono ormai da
tempo: “Ma noi chi siamo? Quali sono i
nostri obiettivi? Noi esistiamo
ancora?…”
Molti
anni fa, l’allora Leader del MSI, Giorgio Almirante, disse in uno storico
discorso: “Noi non siamo fascisti...”.
Si
racconta allora che, dopo il discorso, uno dei “duri e puri” del partito,
mentre camminava in silenzio accanto al capo, chiese ad un tratto sgomento: “Ma
se non siamo fascisti, che cosa siamo allora?”
Oggi
è ancora peggio. Per molti anni il
partito è stato schierato a difesa dell’identità nazionale, sia pure in modo
retorico e vetero-nazionalista.
Per
lunghi anni il partito si è battuto per il voto dei cittadini italiani
all’estero, riconoscendo con ciò la cittadinanza, quale “jus sanguinis”, come
unico titolo per esercitare il diritto di voto: anche per coloro che vivevano,
economicamente, del tutto al di fuori dei confini dello stato.
Rovesciando
completamente questo ordine di idee, oggi AN vuole dare il voto anche agli
extracomunitari, solo perché immigrati entro i nostri confini; anche se loro
non lo richiedono; anche se loro sono del tutto stranieri alla nostra lingua,
alla nostra cultura, alla nostra religione; anche se ciò li autorizzerà,
protetti dalle nostre leggi, a stendere i loro tappetini di preghiera e a dire:
“ora questa terra è nostra, e noi la renderemo idonea al nostro modo di vivere
e di pensare”.
E’
molto peggio che cedere una provincia a un nemico vincitore!
Ciò
significa spargere dei semi che, tra pochi decenni, faranno del Veneto, del
Piemonte, e di tante altre terre della nostra Patria, dei nuovi Kossovo.
Ma
c’è anche un altro punto, che da sempre ha costituito un pilastro della
politica del MSI. Il partito è sempre
stato dalla parte dei reduci della Repubblica Sociale: questi vecchi
combattenti attendono infatti, da oltre cinquant’anni, la restituzione del loro
onore di soldati; e chiedono che sia riconosciuta la loro buona fede nell’aver
servito la Patria dalla parte “sbagliata”.
Oggi,
con un improvviso e brutale voltafaccia, AN ha spiegato a questi reduci e alle
loro famiglie, che, secondo Fini (capo indiscusso e indiscutibile!), devono
farsi da parte e scomparire in silenzio: perché l’alternativa è quella di
essere buttati nella spazzatura della Storia, insieme ai criminali di guerra e
agli assassini dei campi di sterminio.
Eppure
il partito è rimasto lo stesso! Eppure
il capo e i dirigenti del partito sono gli stessi! Eppure i ministri e i detentori dei posti di potere, sono
rimasti gli stessi! E’ come se il Capo
all’improvviso avesse detto: “Camerati!
Vi annuncio una grande verità: il nostro “Programma politico” e il suo
contrario sono la stessa cosa!” In
termini matematici è come dire:
X = - X E’ una semplice equazione
algebrica: peccato che questa equazione abbia un solo risultato, e cioè: X = 0! In altre parole “il programma politico di AN è
uguale a zero, e cioè non esiste”.
Se
non è questa una crisi esistenziale!
Per
costituire una piattaforma alla propria filosofia, il grande Cartesio aveva
enunciato l’assioma: “Cogito, ergo sum”.
Il pensiero come base oggettiva della filosofia!
Fini
è un ottimo parlatore; i suoi discorsi sono sempre molto belli e ricchissimi di
parole: ma queste parole non costituiscono quasi mai lo scheletro di un
pensiero. Parodiando Cartesio,
potrebbe forse dire: “Loquor, ergo sum” e cioè “parlo, dunque esisto”. Ma per una piattaforma politica occorre
anche qualcosa di più solido. Con riferimento alla famosa Verifica,
potrebbe allora dire, in concreto: “Mando ergo sum” e cioè “mordo, divoro, e perciò esisto”. Ma mi rendo conto che può suonare
male. Forse, allora, è meglio
lasciare la prima persona: ed esprimere un concetto forte, relativo al partito,
in terza persona.
Di
AN si potrebbe dire, in definitiva: “Est ergo est”.
(C’è
dunque esiste). E’ tautologico, ma può
sembrare ontologico: e in politica ciò che suona come ontologico ha sempre il
suo peso.
Per
di più sottintende un astuto doppio senso: “Est ergo est” significa anche “Edit ergo est” e cioè
“mangia, e perciò esiste”.
Tempo di VERIFICHE
La
primavera è un Tempo di pulizie generali; l’estate è un tempo di vacanze;
l’inverno si sta affermando come un tempo di VERIFICHE.
Tutti
siamo infatti coinvolti in un’immensa Verifica.
I
leghisti hanno verificato che la manfrina sul federalismo, che “gli alleati”
stanno giocando, ha il solo scopo di spuntare mezzo punto di interesse in più
sul loro “capitale politico”. Di
modificare il Federalismo, in meglio o in peggio, “nun je ne frega gnente”:
tanto sanno di poterlo bocciare all’ultimo passaggio, dopo averlo tenuto in
ostaggio per tutta la legislatura, per strappare altri vantaggi.
La
gente di Alleanza Nazionale ha verificato che il “loro” Presidente ha tradito
ogni impegno, sia storico che recente, con i propri elettori; e sta ricalcando,
passo dopo passo, le mosse (e i risultati!) di Badoglio, che portò a termine la
“sua verifica” nel settembre del ’43.
(alcuni
stanno già pensando di attribuire a Fini il premio del “badoglino d’argento”,
giacché il Badoglio d’oro sarebbe troppo, per la sua statura).
Gli
italiani hanno verificato che l’ameba democristiana, dopo essere esplosa e
avere schizzato i suoi frammenti in tutti gli altri partiti, vuole fortemente
ricompattarsi: e la sua brama di potere, il suo modo di pensare, i suoi
progetti di riconquista ricalcano fedelmente quelli di Smeagol-Gollum, noto
personaggio del Signore degli anelli, che vuole riprendersi il “suo Tessoro”!
Tutti
quelli che seguono un po’ la politica hanno verificato che la cosiddetta
“VERIFICA” (fortemente voluta dai tre gemellini che fini..scono in …ini), è semplicemente la pretesa di
coprire certe concupite “vergogne” (potere e cadreghe), con un vestito fatto di
niente.
Fini
in persona ha voluto coprirsi con questa veste come sacerdote e re della
VERIFICA. Tutti si mordono la lingua
per non ridere: ma tutti fingono di ammirare la qualità della stoffa e
l’eleganza della fattura.
Gli
uni per convenienza; e gli altri per scongiurare danni maggiori: se no succede
che il Re si offende, dà di matto, e chissà cos’altro vuole.
Agli
inizi qualche ingenuo “balilla” ha provato ad esclamare “il Re è nudo!”: ma è
subito arrivato il coordinatore di AN, che gli ha chiuso la bocca con una
labbrata e lo ha sbattuto fuori dai ranghi a calci in culo.
Come
si vede, in questo povero paese, abbiamo già tutti verificato tutto il
verificabile: cari Fini e Follini, cosa
c..zo c’è ancora da verificare?
30
gen 2004 – 393 parole
Una volta
il corvo, cantava così bene, aveva una voce tanto armoniosa ed era talmente
intonato che era stato soprannominato "L'usignolo". La qual cosa,
però, se da un lato inorgogliva il corvo dall'altro infastidiva e indispettiva
l'usignolo. Tanto più che il corvo, millantatore com'era, se ne andava in giro
a dire: "Il vero usignolo sono io: diffidate dalle imitazioni." E si
fece stampare anche il biglietto di visita. Immaginate la rabbia del povero
usignolo, che si vedeva spodestato in tal modo del titolo e defraudato dei
diritti d'autore. Più volte l'usignolo avvertì e diffidò il corvo e gli fece
scrivere dal suo avvocato anche una raccomandata con ricevuta di ritorno.
"Guarda - gli diceva - che qui va a finire male: le mie canzoni sono
depositate alla SIAE e la mia voce è brevettata." Ma il corvo faceva
orecchio da mercante. Finché l'usignolo si vide costretto ad adire le vie
legali e lo denunciò per plagio e appropriazione indebita di voce altrui.
Al
processo di primo grado, giudice era un asino. Un somaro intelligente si, ma
vecchia, maniera: uno di quei ciuchi che amano lasciare le cose come stanno. E
il corvo fu assolto con formula piena con la seguente motivazione: "Lo
corvo estis quondam pulcro et bravo kaj nunc ei canta sicut lo rosignolo, sed
lo rosignolo giustappunto non habet rationem, ergo rationem habet lo corvo,
conciossiaché ello estu absolto cum plena fonnulatio".
Non vi
dico la reazione del corvo! La sua arroganza crebbe del mille per cento. Da
allora in poi non faceva che cercare la popolarità e bearsi degli apprezzamenti
che riceveva. E addirittura programmò anche una tournée all'estero. Ma
l'usignolo non demorde e ricorse in appello. Giudice di corte d'appello era un
pappagallo. Era un tipo che badava molto alla forma e poco ai fatti e non trovò
di meglio da fare che ripetere, pappagallescamente, com'è giusto, la sentenza
di primo grado. Il corvo fece una grande festa, invitò migliaia di animali e
tenne un concerto di quelli che non si dimenticano. E la sua arroganza e il suo
pavoneggiassi erano ora alle stelle. l'usignolo, rodendosi il fegato, ricorse
in cassazione. E qui c'erano giudici veramente seri: una commissione di volpi.
Queste esaminarono accuratamente tutto il fascicolo, ascoltarono attentamente
il canto dell'uno e poi il canto dell'altro, valutarono la bustarella dell'uno
e poi la bustarella dell'altro e decisero saggiamente per quella più lauta,
cioè quella dell'usignolo, che questa volta si era fatto furbo.
Fu così
emessa una sentenza che ribaltava quella di primo e secondo grado e imponeva al
corvo un'operazione chirurgica di declassamento delle corde volli. Il che fece
tanto arrabbiare il corvo, che divenne nero dalla rabbia.
Il corvo
ha fatto sì ricorso al Consiglio di Stato degli animali, ma non ha ragionevoli
speranze: lì le tariffe delle bustarelle sono davvero alte. Purtroppo tra gli
animali la giustizia funziona così, non è come per la giustizia fra gli uomini.
Non me ne voglia
il Prof. Iannacone (autore di questa breve ma realistica storia) se anch’io faccio un pochino il corvo con il
suo scritto.
Lettera
del 13/12/03 di Lucio Montanari
IL
SOGNO DI MONTEZUMA
Qualche tempo fa ho avuto occasione di ascoltare le parole di
un noto giornalista, buon conoscitore dell’Islam e della cultura islamica. Con voce serena e sincera convinzione
spiegava che la Religione Islamica non è affatto incline alla violenza e alla
guerra: si tratta di un luogo comune, riemerso in seguito agli attentati e alle
stragi che, in questi ultimi anni, hanno insanguinato alcune parti del
mondo. Queste stragi orrende - diceva
- non hanno niente a che fare con la Religione Islamica: sono delitti di matrice
politica, commessi da terroristi fanatici e crudeli (come purtroppo esistono in
molte altre nazioni).
Al contrario, le
sue conversazioni con religiosi islamici, dediti alla preghiera e allo studio
del Corano, lo avevano convinto della profonda spiritualità dell’Islam,
religione pacifica e rispettosa sia dell’uomo che delle altre religioni.
Sulla
base di questa realtà religiosa e culturale, concludeva che potremo sempre
convivere in pace con gli islamici: e pertanto dobbiamo accoglierli senza
timore e con generosa solidarietà.
Mentre ascoltavo,
ho cominciato a viaggiare con la fantasia nel mondo ideale dell’oratore; e ho
immaginato che il nostro giornalista, proiettato in una dimensione fantastica,
si trasformava in un benefico “Fantasma dell’accoglienza” (entità simile a quel
vago “Fantasma del Natale” di dickensiana memoria).
Ho visto poi questo
fantasma, libero di muoversi nello spazio e nel tempo, portare ovunque il suo
messaggio di accoglienza; l’ho visto muoversi “senz’orma, come il vento”, sull’oceano, e raggiungere attraverso i
secoli, il lontano Mexico del 1519.
L’imperatore Montezuma era preoccupato. I messaggeri provenienti dalla costa orientale avevano
riferito, come di consueto, in modo preciso e
dettagliato. Avevano descritto grandi barche dalle
immense vele, ancorate davanti alla costa; lo sbarco di uomini bianchi e
barbuti, vestiti con abiti
di ferro; gli strani quadrupedi
bardati al loro servizio; l’incendio delle navi, che illuminava il mare nella
notte; e gli accampamenti rumorosi, pieni di
animazione e movimento.
Fortunatamente il
numero degli stranieri era limitato: essi non potevano quindi rappresentare un
pericolo.
Ma quale decisione
prendere? Doveva ascoltare i ministri
che lo consigliavano di attaccare subito in forze, e spazzare via gli invasori?
Turbato da questi
pensieri, quella notte Montezuma era caduto in un sonno agitato.
Come gli dei di
Omero apparivano in sogno ai mortali, ecco che il nostro “Fantasma
dell’accoglienza” appare in sogno all’imperatore, nelle sembianze del suo
predecessore Ahuìtzotl.
Suggeriva
dolcemente Ahuìtzotl nel sogno: “Montezuma, non ti crucciare e non temere. Gli uomini bianchi che sono sbarcati dalle
grandi navi, adorano un Dio di Amore e di Misericordia: i loro Comandamenti
impongono di non uccidere e non rubare.
I loro libri sacri dicono che bisogna perdonare e amare anche i nemici;
insegnano, a chi viene colpito da uno schiaffo, di porgere l’altra guancia. Ammoniscono che non bisogna desiderare le ricchezze:
anzi, per raggiungere la perfezione, bisogna spogliarsi dei propri beni e
donarli ai poveri. Questa è la
religione degli uomini che vengono dal mare. Come vedi non hai motivo di temere: non combatterli dunque, ma
accoglili benevolmente, in pace e con amicizia.”
Montezuma sprofondò
allora in un placido sonno ristoratore.
E lo “Spirito
dell’accoglienza” si allontanò sorridente, felice di avere contribuito alla
pace e alla fratellanza dei popoli.
Hernan Cortés sbarcò sulle coste orientali
del Messico nel febbraio del 1519, con circa seicento uomini, sedici cavalli e
qualche cannone di bronzo.
Per motivi religiosi Montezuma esitò a
combatterli, in quanto credeva che fossero inviati dal dio Quetzalcoatl. Dopo alterne vicende e la progressiva
occupazione di posizioni di potere, Cortés imprigionò Montezuma, e pretese di
imporre la propria religione con la violenza.
Gli Aztechi allora si ribellarono e
lapidarono Montezuma, prigioniero e collaborazionista, mentre li invitava alla
pace nella sottomissione.
Ma era ormai troppo tardi per la ribellione:
dopo una guerra crudele, l’impero e la civiltà azteca furono distrutti; le loro
ricchezze furono depredate, e il popolo diventò suddito e schiavo dei
conquistatori venuti dal mare.
Note
della redazione: questa non è una storiella
inventata, ma riporta in sintesi la distruzione del mondo Azteco. FAREMO LA STESSA FINE CAUSA
DELL’ISLAM E IL BUONISMO DI TANTI CIALTRONI? L’islam è moderato come si
vuole far credere? Mandate le vostre
impressioni e saranno pubblicate su
queste pagine. Chi volesse approfondire
le conoscenze in merito può collegarsi con il Prof.essor ALEXANDRE DEL VALLE
studioso francese e profondo conoscitore dell’islam al sito internet www.alexandredelvalle.com
Mail
pervenuta in forma anonima il 29/10/03
Finalmente…………. un giorno tutto per me…… Il marito
e le altre mogli con i figli sono
andati in montagna.
……….Ho trovato la scusa che non stavo bene.
Maledetto questo ronzio,….. ma è l’unico modo per
evitare che mi leggano i pensieri dal chip che mi hanno inserito nel cervello
alla nascita……Spero sia davvero così. Gli ultrasuoni emessi da questa
scatoletta che metto vicino al chip sono fastidiosi, oggi però voglio essere
libera e pensare ciò che voglio…. Neutralizzare il chip….
Mi piace scrivere, ………..non c’è più carta, ………tutto
elettronico, ………anche i giornali.
Scrivo ciò che penso almeno una volta almeno. …….
Dove? A si ….carta igenica ….. matita? Si si, ……..nascosta sotto il
mobile. Nessuno deve trovarla …… passo grandi guai…………
No fermati, non pensare, ……. ahh questo ronzio,
coprirà i pensieri? …. Si , si li copre …spero…..
Non sopporto più questa vita…………..
Esco, ……. vado in farmacia con la scusa di comprarmi
un calmante……..soldi dove li ho i pochi soldi che mi lasciano per me ogni
settimana? ……… A sì tasca cappotto………
6 osama, che schifo, guadagno 1000 osama al mese e
me ne lascia 100 … circa 300 dei vecchi euro….. dai esco mi faccio un giro da
sola….
Lo shador dovè … eccolo …. Guai a non averlo…. che
vergogna….
Ahh …….. il prossimo venerdì è di nuovo festa….
Riprovo a stare male? No no … capirebbero tutto .. un giorno di libertà mi
basta. … devo farlo bastare ………………..Poi venerdi si vota.
…….. Chi voto? Nessuno sono stufa………….. non posso
devo votare sono obbligata.
DSM? Democrazia della sinistra musulmana? No … no
questi no…
CMI? Centro Mussulmano italiano? ….. No… No nemmeno
questi li odio
ANM? Alleanza nazionale mussulmana? È il meno
peggio……… ma con quello che hanno provocato in passato………
Non sopporto più questo ronzio…… continuo però a
sopportarlo, devo scrivere ciò che penso………….. mi piace troppo pensare
libera………
Una volta c’era la Lega Nord… fuorilegge, distrutta,
i pochi rimasti imprigionati, … ora qualcuno clandestino.
Dai vado fuori un pò…. Speriamo che la resistenza mi
contatti…. Non devono scoprirmi. Che guai avrei….
Sicuramente mi contatteranno….. devo stare attenta
se sento sussurrare inshalla allah …. Lo diciamo al contrario per riconoscerci……………tutti
dicono allah inshalla
Dai esco…….. Nascondere la matita……… se le mogli o i
figli la trovano mi denunciano…poi botte, troppe botte, poi prigione………….. e
chissà cosa….
Questo pezzo di carta igenica …… devo
distruggerlo……………. Non sopporto più il ronzio…. ………Che bello però libera con i
miei pensieri…. Distruggere la carta
come? ………. ah sì…….. la……la ingoio come sempre..
Aspetta un attimo scrivo la data prima di
mangiarlo…………….. Ivrea 30 Ottobre
2083…
Esco…. Speriamo in Dio
Questa è la ricostruzione fantasiosa dei pensieri in
futuro. Quanto fantasiosa? Potrebbe essere la realtà? Dobbiamo chiarire che non
vogliamo questo futuro e questo dipende esclusivamente dal fatto che la gente
si renda conto di ciò che sta succedendo ed esca dal gregge, dal falso
buonismo propagandato e a cui tutti si
stanno allineando per avere qualche beneficio immediato. La proposta di Fini ha
questo scopo. Oltre ad altre mire sia in italia che in Europa (il cancelliere
bavarese lo ha chiarito molto bene. Non basta lavarsi la faccia o i denti per
essere un’altra persona).
Il voto di pochi giorni fa in Svizzera conferma
quanto la gente diffidi di queste prese di posizione così emancipate
nell’enunciazione, ma pericolosissime perché incontrollabili.
Che votino dopo 10 o 6 anni o anche domani mattina
appena sbarcati clandestinamente non è un punto fondamentale da far capire alla
gente, ma il punto è che queste persone arrivano per la stragrande
maggioranza da paesi che non hanno mai avuto democrazia, siano da asia africa o
europa dell’est o sud america.
Figuratevi come possono capire cosa significa
DEMOCRAZIA COMPIUTA come dicono i soloni della politica e i politologi. L’occidente ha
impiegato centinaia di anni per costruirsi la democrazia, e ora si pretende che
in pochi anni chi arriva in barche
sgangherate imparino subito cosa significa democrazia. SCORDATELO. Questi saranno preda di chi gli offrirà o
prometterà qualcosa di concreto nell’immediato. A scapito della gente locale.
Questo è il punto fondamentale!!!!!!
Passo successivo: partito islamico. Allora saranno veramente dolori.
Da uno studio fatto, e non di parte, pare che per
un’integrazione appena sufficiente occorrano dalle 3 alle 4 generazioni, ed
avere un adattamento completo al nuovo
mondo in cui ci si è stabiliti. Figurarsi se si intromettono religioni
oltranziste nei contenuti e buoniste di facciata.
Richiamo la
vostra attenzione sui sostenitori di AN e qualche UDC che dicono Basta ora voto
Lega. Voi ci credete? Fino a quando voteranno Lega?
Ricordate il proverbio “Dagli amici mi guardi
Iddio che dai nemici mi guardo io”.
1936,27
L’adozione dell’EURO ha comportato, per il nostro
paese, un forte aumento del costo della vita. Molti prezzi hanno subìto aumenti ingiustificati, presentati
sfacciatamente come arrotondamenti; i prezzi di molti articoli di uso corrente
sono stati convertiti a 1000 lire per euro, sfruttando l’incertezza
iniziale.
La mancanza di banconote da uno e due Euro ha tolto un
freno psicologico alla spesa, causando uno spreco di risorse. Sono tutte osservazioni giustissime: mi
sembra, tuttavia, che non sia stata colta una causa importante di questo
fenomeno.
L’adozione dell’Euro come moneta comune ci ha di fatto
costretto “ad entrare in un nuovo stato, con una nuova moneta, e con un nuovo
sistema di prezzi”, pur restando a casa nostra. Il vero problema è stato (e ormai rimane!): con quale livello
di cambio? Quanto avrebbe dovuto
costare un EURO per mantenere inalterato il precedente potere di acquisto?
In troppi abbiamo supinamente accettato, senza
riflettere, che il cambio di 1936,27 Lire per un Euro fosse quello “giusto”:
quasi si trattasse di una costante universale.
Chiunque ha viaggiato all’Estero, sa quanto è
importante convertire la propria moneta a un cambio favorevole, scegliendo
l’agenzia o la banca che offre le condizioni migliori: se si accetta un cambio
iniquo, i futuri acquisti nel paese straniero risulteranno tutti più cari nella
stessa proporzione.
Ma ritorniamo al nostro dilemma: il cambio di 1936,27
Lire per Euro è stato equo? Su quali
basi può essere stabilita la congruità di un “cambio”?
Il banchiere Padoa Schioppa ha cercato di recente di
accreditare l’idea che il rapporto tra due valute, quali l’Euro e la Lira,
abbia le stesse caratteristiche di quello tra due unità di lunghezza, quali il
metro e la yard.
Il paragone non regge assolutamente.
I campioni di lunghezza, infatti, sono molto stabili:
il loro rapporto è costante nel tempo, e può sempre essere misurato con
precisione.
La moneta di uno stato può ben essere considerata, in
senso lato, il “metro campione” della sua economia, dato che riveste un’enorme
importanza per i cittadini: tuttavia il suo “valore” (rispetto alle altre
monete) può essere soltanto apprezzato (e concordato operativamente) attraverso
un complesso sistema di contrattazioni di mercato.
(Si sa che la contrattazione “continua” che determina
il livello dei Cambi come quello delle Borse, è costantemente condizionata da
manovre finanziarie, da valutazioni politiche, da previsioni non sempre
fondate, ecc..)
Pertanto, con buona pace di Padoa Schioppa, il numero
magico 1936,27 non è saltato fuori “a posteriori”, dalla misura accurata di due
campioni: ma è stato contrattato e fissato “a priori” sulla base della legge
della domanda e dell’offerta.
Ovviamente si è partiti da una valutazione
“ragionevole” della nostra economia: ma su questa base di certo si è innestato
un margine discrezionale, solo apparentemente piccolo (diciamo di diversi punti
percentuali, alla faccia del “virgola 27”!).
Chi erano gli attori “della domanda e
dell’offerta”? Il Governo italiano
dell’Ulivo, guidato da Prodi, voleva entrare nell’Euro a tutti i costi: e gli
altri Partners europei (diciamo Francia e Germania) hanno di conseguenza alzato
il prezzo: Prodi ha accettato e gli Italiani hanno pagato.
Il 1936,27 nasce da qui. Naturalmente questi accordi furono sottoscritti con notevole
anticipo rispetto alla nascita dell’Euro: e, con una svalutazione pilotata, il
valore della Lira fu dolcemente portato nelle vicinanze di “quota 1936,27”.
Le conseguenze sono state e sono tuttora pesanti. I cambi tra valute variano in
continuazione, giorno per giorno: a volte sono più favorevoli e a volte meno:
ma influenzano soltanto le quantità scambiate in quel giorno.
Con l’adozione dell’Euro, invece, noi abbiamo
cambiato, in un solo giorno, tutta la nostra moneta, tutto il nostro capitale:
e lo abbiamo fatto con un cambio svantaggioso, a seguito di una svalutazione
pilotata.
Le prime vittime, in anticipo sui tempi, furono coloro
che avevano stipulato un Mutuo in ECU. (A seguito di questa svalutazione, si
trovarono progressivamente strozzati: qualcuno ricorda?)
Ai tempi della Lira, ogni svalutazione interveniva
subito sui prezzi internazionali; ma manteneva inalterati i prezzi interni, in
una nicchia protetta dalla moneta nazionale.
(Ed è questo che, per qualche tempo, dava respiro alle esportazioni).
Purtroppo, dopo l’introduzione dell’Euro, abbiamo
perso questa protezione.
E anche in Italia, e anche al dettaglio, si è
progressivamente instaurato il sistema di prezzi europei: uniformi in Europa,
ma più cari dei precedenti prezzi italiani!
All’inizio molti prezzi in lire sono stati correttamente
convertiti in Euro: ma, con tempi diversi per le diverse categorie
merceologiche, hanno dovuto in seguito adeguarsi ai prezzi europei. E’ questo che spiega l’anomala crescita
dei prezzi, seguita in Italia all’introduzione dell’Euro (con le
caratteristiche di una pseudo-inflazione).
Se il cambio fosse stato più favorevole (e più corretto!), i prezzi
sarebbero stati subito più alti, senza però lievitare in seguito: ma anche
stipendi e pensioni sarebbero stati più alti, conservando così il precedente
potere di acquisto!)
Negli anni ’70, la nostra povera lira, depressa dalla
politica catto-comunista, era sottoposta a continue svalutazioni. Un mio amico aveva così sintetizzato la
situazione: “Quando vado in Germania, e mi fermo a guardare i prezzi dei
negozi, mi sento uno straccione!”.
Oggi, grazie all’Euro, e soprattutto grazie al cambio
accettato da Prodi, per sentirci degli straccioni non è più necessario andare
all’estero.
Lucio Montanari
Il Voto agli Immigrati: Argomentazioni
e Sofismi
Coloro che vogliono dare il “diritto di
voto” agli stranieri venuti nella nostra terra, usano soprattutto la seguente
argomentazione.
“Questi
immigrati lavorano onestamente e pagano le tasse, contribuendo in
tal modo al progresso e alla ricchezza del nostro Paese: è pertanto giusto che
contribuiscano, per mezzo del voto, ai processi decisionali che governano la
Società in cui anch’essi vivono”.
Questo
è un falso ragionamento, e cioè un sofisma.
Lo
possiamo verificare con una semplice parabola.
Un
uomo sta per intraprendere un viaggio con la sua automobile da Milano a
Trieste. Due conoscenti gli chiedono
di fare il viaggio con lui, offrendosi di pagare una quota paritaria per le
spese di carburante e autostrada.
Arrivati
a Brescia, i due ospiti dicono al primo: “Abbiamo cambiato idea: non vogliamo
più andare a Trieste ma bensì a Trento.
E dato che noi due paghiamo i 2/3 della spesa e tu solo 1/3, devi
accettare democraticamente la volontà della maggioranza e portarci a Trento”.
Questo
pseudo-ragionamento dimentica (volutamente!) degli elementi fondamentali: che
l’automobile appartiene al primo uomo; che il capitale che costui ha investito
per acquistare l’auto è enormemente superiore al costo del viaggio; e, non meno
importante, che l’accordo iniziale, in base al quale i due erano stati
ospitati, era quello di andare a Trieste e non a Trento.
Ora,
da una semplice automobile, torniamo al nostro Sistema-Paese, ricco di città,
edifici, teatri, fabbriche, ospedali, strade, ferrovie e quant’altro: tutto ciò
costituisce non solo un immenso capitale, ma anche un “avviamento” vivo e
insostituibile del capitale stesso.
Ebbene,
il ragionamento non cambia.
I
comproprietari del Sistema-Paese sono i Cittadini, che l’hanno ereditato dai
padri, e dai padri dei loro padri. I
nostri antenati l’hanno edificato con duro lavoro nel corso di secoli; l’hanno
difeso con il loro sangue in molte battaglie: e hanno fatto tutto questo per sé
stessi, per i loro figli, e per i figli dei loro figli: e non per degli
estranei, per di più entrati con prepotenza nella nostra terra, senza rispetto
per le nostre leggi e le nostre consuetudini.
Solo
i cittadini pertanto, comproprietari del Sistema-Paese, hanno il diritto-dovere
di gestire democraticamente lo Stato per mezzo del voto.
L’Immigrato
lavora onestamente? Giustamente allora
riceve uno stipendio, o comunque un giusto guadagno; l’Immigrato paga
correttamente le tasse? Giustamente
usufruisce dei servizi che con quelle tasse sono resi disponibili, dal Servizio
sanitario a quello scolastico.
Ma
non può pretendere di influire sulla gestione politica della nostra Patria.
Forse
che un lavoratore dipendente, per il solo fatto di avere lavorato per anni in
una stessa Azienda, ha il diritto di partecipare all’elezione del Consiglio di
Amministrazione? Se vuole, può avere
questo diritto: ma deve prima diventare azionista dell’Azienda in cui lavora.
Anche
l’Immigrato ha questa possibilità: la nostra Costituzione gli riconosce la
possibilità di ottenere la Cittadinanza italiana dopo dieci anni di soggiorno e
rispettando alcune condizioni: ma deve desiderarlo e deve richiederlo; e deve
soprattutto integrarsi lealmente nella nostra società, diventando uno di noi.
Ancora
un’osservazione molto importante.
I
Parlamentari eletti dai Cittadini, e i Ministri e il Governo che dal Parlamento
sono legittimati a governare, NON SONO I PADRONI DELLO STATO: NE SONO SOLTANTO
GLI AMMINISTRATORI!!!
Non
hanno pertanto né il potere, né la facoltà di concedere il VOTO a stranieri che
non siano prima diventati cittadini.
Può
forse l’Amministratore di un Condominio far diventare condomino un
inquilino solo perché
contribuisce regolarmente alle spese di esercizio del condominio stesso?
Lucio
Montanari
IL SOGNO DI MONTEZUMA
Qualche tempo fa ho avuto occasione di
ascoltare le parole di un noto giornalista, buon conoscitore dell’Islam e della
cultura islamica. Con voce serena e
sincera convinzione spiegava che la Religione Islamica non è affatto incline
alla violenza e alla guerra: si tratta di un luogo comune, riemerso in seguito
agli attentati e alle stragi che, in questi ultimi anni, hanno insanguinato
alcune parti del mondo. Queste stragi
orrende - diceva - non hanno niente a che fare con la Religione Islamica: sono
delitti di matrice politica, commessi da terroristi fanatici e crudeli (come
purtroppo esistono in molte altre nazioni).
Al contrario, le sue conversazioni con religiosi islamici, dediti alla preghiera e allo studio del Corano, lo avevano convinto della profonda spiritualità dell’Islam, religione pacifica e rispettosa sia dell’uomo che delle altre religioni.
Sulla
base di questa realtà religiosa e culturale, concludeva che potremo sempre
convivere in pace con gli islamici: e pertanto dobbiamo accoglierli senza
timore e con generosa solidarietà.
Mentre ascoltavo, ho
cominciato a viaggiare con la fantasia nel mondo ideale dell’oratore; e ho
immaginato che il nostro giornalista, proiettato in una dimensione fantastica,
si trasformava in un benefico “Fantasma dell’accoglienza” (entità simile a quel
vago “Fantasma del Natale” di dickensiana memoria).
Ho visto poi questo
fantasma, libero di muoversi nello spazio e nel tempo, portare ovunque il suo
messaggio di accoglienza; l’ho visto muoversi “senz’orma, come il vento”, sull’oceano, e raggiungere attraverso i
secoli, il lontano Mexico del 1519.
L’imperatore Montezuma era
preoccupato. I messaggeri provenienti
dalla costa orientale avevano riferito, come di consueto, in modo preciso e
dettagliato. Avevano descritto grandi
barche dalle immense vele, ancorate davanti alla costa; lo sbarco di uomini
bianchi e barbuti, vestiti con abiti di ferro; gli strani quadrupedi bardati al
loro servizio; l’incendio delle navi, che illuminava il mare nella notte; e gli
accampamenti rumorosi, pieni di animazione e movimento.
Fortunatamente il numero
degli stranieri era limitato: essi non potevano quindi rappresentare un
pericolo.
Ma quale decisione
prendere? Doveva ascoltare i ministri
che lo consigliavano di attaccare subito in forze, e spazzare via gli invasori?
Turbato da questi pensieri,
quella notte Montezuma era caduto in un sonno agitato.
Come gli dei di Omero
apparivano in sogno ai mortali, ecco che il nostro “Fantasma dell’accoglienza”
appare in sogno all’imperatore, nelle sembianze del suo predecessore Ahuìtzotl.
Suggeriva
dolcemente Ahuìtzotl nel sogno: “Montezuma, non ti crucciare e non temere. Gli uomini bianchi che sono sbarcati dalle
grandi navi, adorano un Dio di Amore e di Misericordia: i loro Comandamenti
impongono di non uccidere e non rubare.
I loro libri sacri dicono che bisogna perdonare e amare anche i nemici;
insegnano, a chi viene colpito da uno schiaffo, di porgere l’altra guancia. Ammoniscono che non bisogna desiderare le
ricchezze: anzi, per raggiungere la perfezione, bisogna spogliarsi dei propri
beni e donarli ai poveri. Questa è la
religione degli uomini che vengono dal mare. Come vedi non hai motivo di temere: non combatterli dunque, ma
accoglili benevolmente, in pace e con amicizia.”
Montezuma sprofondò allora
in un placido sonno ristoratore.
E lo “Spirito dell’accoglienza” si allontanò sorridente, felice di avere contribuito alla pace e alla fratellanza dei popoli.
Hernan
Cortés sbarcò sulle coste orientali del Messico nel febbraio del 1519, con
circa seicento uomini, sedici cavalli e qualche cannone di bronzo.
Per
motivi religiosi Montezuma esitò a combatterli, in quanto credeva che fossero
inviati dal dio Quetzalcoatl. Dopo
alterne vicende e la progressiva occupazione di posizioni di potere, Cortés
imprigionò Montezuma, e pretese di imporre la propria religione con la
violenza.
Gli
Aztechi allora si ribellarono e lapidarono Montezuma, prigioniero e
collaborazionista, mentre li invitava alla pace nella sottomissione.
Ma era ormai troppo tardi per la ribellione:
dopo una guerra crudele, l’impero e la civiltà azteca furono distrutti; le loro
ricchezze furono depredate, e il popolo diventò suddito e schiavo dei
conquistatori venuti dal mare.