La STORIA della LEGA NORD

 

di Andrea Romano

 

 

 

1979

 La storia della Lega è parallela a quella personale del suo fondatore, Umberto Bossi.
Nel 1979 il futuro leader del Carroccio è uno studente in medicina  all’Università di Pavia; un giorno, mentre si trova in facoltà,  incontra casualmente il segretario dell’Union Valdotaine, il partito autonomista della Valle d'Aosta, Bruno Salvadori, che lo coinvolge in una lunga discussione sul federalismo e l’autonomia.

Alla fine Salvatori strapperà a Bossi una promessa di collaborazione per la creazione di una rete di movimenti autonomisti diffusi in tutta l’Italia settentrionale.

 

 

1980-81  

 

Nel 1980 Bossi fonda il gruppo autonomista Unolpa (Unione Nord Occidentale Lombarda per l’Autonomia) e crea un giornaletto chiamato Nord Ovest.

Intanto Bruno Salvatori muore in un incidente stradale, lasciando in eredità a Bossi alcune intuizioni fondamentali per l’affermazione del federalismo in Italia: prima fra tutte la necessità per il Nord di unire le forze contro lo Stato centralista.

Ma la morte di Salvatori lascia Bossi senza appoggi politici ne finanziari, e per pagare i debiti contratti organizzando l’attività autonomista in Lombardia, Bossi è costretto per un paio d’anni a trascurare l’impegno politico per svolgere i più svariati lavori.

 

 

1982-83  

 

Nel 1982 ricomincia la lotta contro Roma: Bossi realizza il giornale Lombardia Autonomista e, sulle ceneri dell’Unolpa, fonda la Lega Autonomista Lombarda.

Sul primo numero del giornale (marzo 1982) Bossi scrive: “Il nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell’autonomia padano-alpina”. Bossi manterrà fermo negli anni questo obiettivo strategico di lungo termine, cambiando invece tattica (alleanze, governo, “ribaltone”, secessione, devolution, ecc.) a seconda del mutare delle circostanze.

Cominciano subito i contatti e la collaborazione fra la Lega Autonomista Lombarda e gli altri movimenti autonomisti del Nord, in particolare la Liga Veneta.

 

 

1984  

 

La Lega Lombarda nasce ufficialmente il 12 aprile 1984 in uno studio notarile, dove a firmare l’atto costitutivo si ritrovano Bossi, la futura moglie Manuela, Giuseppe Leoni e pochi altri amici della prima ora.

Nello stesso anno, alle elezioni europee, il primo embrione di quello che diventerà la Lega Nord si presenta con una lista denominata “Unione per l’Europa Federalista”, alleanza formata da Lega Lombarda, Liga Veneta, Movimento Piemont.

 

 

1985-88  

 

Nel 1985 la Lega Lombarda entra per la prima volta con i propri rappresentanti nei Consigli comunali del Varesotto, e nel 1987 elegge un senatore, Umberto Bossi, ed un deputato, Giuseppe Leoni.

Intanto Bossi continua ad impegnarsi per lo sviluppo di movimenti autonomisti in tutto il Nord, favorendo la nascita dell’Uniun Ligure, della Lega Emiliano-Romagnola e dell’Alleanza Toscana.

 

 

1989

 

Alle elezioni europee del 1989 i movimenti autonomisti di Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana si presentano uniti con una lista denominata Alleanza Nord, che riesce ad entrare nel Parlamento Europeo con due deputati: uno di questi è Francesco Speroni.

Il 7 dicembre dello stesso anno si svolge il primo Congresso nazionale della Lega Lombarda: Bossi viene eletto Segretario proponendo il “Progetto egemone”, una linea che punta tutto su un’organizzazione ferrea per evitare infiltrazioni, almeno fino a quando la Lega non sarà diventata tanto robusta da poter trattare coi partiti romani senza diventare come loro.

 

 

1990  

 

Il 20 maggio 1990 si celebra il primo Giuramento di Pontida, dopo quello storico del 1167: sul grande prato si ritrovano in ottomila a giurare fedeltà al Movimento, “per diventare alfieri nella lotta per l’autonomia del popolo lombardo, veneto, piemontese, ligure, emiliano, romagnolo e toscano”.

Bossi decide che è venuto il momento di dare una direzione precisa all’alleanza delle leghe e lancia il progetto della Repubblica del Nord: una ”eresia” che fa tremare i partiti romani e che Bossi utilizzerà ogni volta in cui sarà necessario far sentire la voce del Nord.

 

 

1991  

 

Il 10 febbraio 1991 a Pieve Emanuele (MI), con il primo Congresso Federale, nasce ufficialmente la Lega Nord, costituita dalla federazione fra Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Lega Emiliano-Romagnola, Alleanza Toscana.

In seguito si uniranno anche le altre regioni del Nord: Trentino-Sudtirolo, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Umbria e Marche.

Bossi viene eletto all'unanimità Segretario Federale.

Il 16 giugno il Movimento festeggerà a Pontida: stavolta i presenti saranno più di venticinquemila.

 

 

1992

 

Alle elezioni politiche del 1992 la Lega Nord, dopo aver conquistato gran parte delle amministrazioni locali dell’Italia settentrionale, stravince conquistando un percentuale del 8,7% e passando da 2 a 80 parlamentari.

Il Nord ha praticamente voltato le spalle, dopo 50 anni, ai partiti romani.

Pochi mesi dopo partirà l’operazione Mani Pulite, che negli anni successivi si rivelerà solo una valvola di sfogo per la rabbia accumulata dai popoli del Nord, offerta dal sistema romano come alternativa al voto per la Lega.

Le cronache giudiziarie infatti parleranno di inchieste riguardanti quei leader politici già sconfitti dalla Lega in cabina elettorale, registrando anche oscuri tentativi di trascinare il Carroccio, di fronte all'opinione pubblica, nel giro degli scandali di tangentopoli.

 

 

1993  

 

Nel 1993 la Lega vince nettamente le elezioni amministrative, conquistando tra l’altro anche l’amministrazione comunale di Milano.

Alla fine dell’anno, avvicinandosi le elezioni politiche anticipate, Bossi avverte che il sistema centralista si sta riorganizzando attraverso l’auto-candidatura dell’imprenditore craxiano Silvio Berlusconi a “salvatore della Patria” e con un rapido cambio di nome per tutti i partiti sopravissuti al terremoto politico provocato dalla Lega: così dopo il PCI diventato PDS, la DC si trasforma in PPI, il MSI cambia in AN e i socialisti si “rinnovano” in Forza Italia.

 

 

1994  

 

Il Segretario convoca il secondo Congresso Federale a Bologna il 6 febbraio 1994, per spiegare ai suoi uomini che, di fronte al disorientamento che i partiti romani, cambiando nome, hanno creato fra la gente, è necessario rimediare temporaneamente per mezzo di un’alleanza tattica con quella parte del vecchio sistema più disponibile al cambiamento; Bossi propone di chiamare Polo delle Libertà un’alleanza che veda la Lega come forza propulsiva, escludendo espressamente dal nuovo soggetto politico il MSI-AN: “mai coi fascisti!”.

Nel Polo entreranno Lega Nord, Forza Italia, il CCD ed i liberali. Berlusconi però organizza al sud, dove la Lega non è presente e non può porre veti, un “Polo del buongoverno” insieme al MSI-AN; una scorrettezza che costringe Bossi a polemizzare duramente con Forza Italia in piena campagna elettorale.

Si giunge quindi alle elezioni politiche di marzo: i due “poli” di centro-destra vincono le elezioni, la sinistra è sconfitta e la Lega, con l’8,4% porta in Parlamento ben 180 parlamentari grazie ai meccanismi della nuova legge elettorale maggioritaria.

Ma le contraddizioni esplodono subito: Berlusconi ha fretta di insediarsi al Governo, ma Bossi gli ricorda che il patto originario non prevedeva la presenza del MSI-AN di Fini nella maggioranza, perché si tratta di un partito ancora troppo assistenzialista e centralista per andare d’accordo con la Lega.

Di fronte alla minaccia di uno scioglimento immediato delle camere, la Lega è costretta ad entrare nel primo governo Berlusconi: Roberto Maroni diventa vice-Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni, mentre Speroni è nominato Ministro delle Riforme e Giancarlo Paglierini ottiene il dicastero del Bilancio.

A Pontida, con i militanti leghisti, Bossi mette subito le cose in chiaro e promette: “ci ritroveremo fra sei mesi, e se non sarà cominciato il processo di cambiamento del paese allora il Nord se ne andrà verso la Repubblica del Nord”.

Per dimostrare che non scherza, il leader del Carroccio dispone che il parlamentare Mario Borghezio organizzi all’interno del Movimento una corrente indipendentista.
Nonostante abbia collocato i suoi uomini in alcuni posti chiave dell’Esecutivo, Bossi si accorge che il sistema continua a resistere al cambiamento: la burocrazia è ostile, i lobbisti di Montecitorio cercano di corrompere in modo più o meno velato i parlamentari leghisti ed i partiti alleati non prendono per nulla in considerazione le richieste dei ministri del Carroccio, sventolando sondaggi che prevedono una rapida estinzione della Lega.
Dopo innumerevoli polemiche con Berlusconi e Fini, Bossi convoca (come promesso sei mesi prima a Pontida) un’Assemblea Federale della Lega Nord a Genova, per lanciare l’ultimatum agli alleati: stop alla vecchia politica assistenzialista o la Lega farà cadere il governo.

 1995  

Caduto nel vuoto anche quest’ultimo avvertimento, la Lega firma una mozione di sfiducia contro il governo insieme all’opposizione, con la quale poi sosterrà un governo tecnico durante tutto il 1995.
Il 12 febbraio dello stesso anno si svolge a Milano
il Congresso Federale straordinario della Lega Nord, durante il quale Bossi, radunando più di centomila militanti, dimostra al mondo politico romano che la Lega è tutt’altro che avviata verso quel declino prospettato dai sondaggi di Berlusconi.
Bossi viene riconfermato Segretario all'unanimità.
Il 1 aprile 1995 la Lega organizza a San Pellegrino Terme (BG)
il primo convegno del Nucleo indipendentista capeggiato da Borghezio: comincia così la sfida aperta al centralismo ristagnante, al quale Bossi decide di sferrare un duro colpo attraverso il secessionismo.
Il passo successivo è la convocazione di un’Assemblea Federale della Lega Nord a Torino
il 28 maggio dello stesso anno; Bossi nel suo intervento afferma: “abbiamo bisogno di un organo deciso e democratico che coincida con un Parlamento del Nord”.
Il Parlamento leghista, a partire dal 7 giugno 1995, si riunirà molte volte, prima a Bagnolo San Vito (MN), poi a Chignolo Po (PV); in quelle sedute verrà organizzata l’attività secessionista della Lega Nord.

 1996  

Alle elezioni politiche del 1996 la Lega Nord si presenta da sola, conquistando il 10,4% dei voti e ben 87 parlamentari. Bossi tuttavia non si dimostra completamente soddisfatto, poiché per soli sette parlamentari non riesce a diventare l’ago della bilancia fra il Polo e la sinistra.
La lezione comunque servirà a Berlusconi che, pur ottenendo più voti rispetto al suo avversario Prodi, perde la battaglia nei collegi elettorali del Nord a causa del mancato accordo con la Lega.
Bossi decide di puntare tutto sulla secessione, radunando sul Po e a Venezia
centinaia di migliaia di persone: è il 15 settembre e si giura sulla libertà della Padania.

 1997  

Il sistema romano, spaventato dall’ondata di protesta secessionista scatenata dalla Lega Nord, comincia timidamente a cedere poteri alle autonomie locali attraverso le Leggi Bassanini degli anni '97-98.
Ma alla Lega il decentramento non basta, vuole la vera autonomia, il federalismo: per ottenerlo dimostra di essere disposta a giocare la partita secessionista fino in fondo: nascono le camicie verdi, il Comitato di liberazione della Padania, il Governo padano.

La contromossa del sistema è duplice: da un lato attua un repressione intollerabile e antidemocratica, processando dirigenti e militanti della Lega per reati d’opinione introdotti nel codice penale dal regime fascista negli anni '30; dall’altro nasconde con trucchi contabili i debiti nel bilancio statale per entrare nella moneta unica europea.
Il progetto secessionista subisce una battuta d’arresto, così Bossi, che osserva come nel frattempo l’indipendentismo della Lega abbia ammorbidito molto l’atteggiamento dei partiti romani nei confronti del federalismo, comincia a guardarsi intorno per stipulare nuove alleanze.

 1998

Nel 1998 il governo Prodi cade per l’uscita di Rifondazione Comunista dalla maggioranza. Il leader del PDS Massimo D’Alema, invece di cercare un accordo con la Lega per creare una nuova maggioranza federalista, attua una operazione di trasformismo parlamentare procurando alla sinistra una quota di deputati eletti con il Polo, facendosi aiutare in questa manovra dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Per Bossi è la prova della mancanza di volontà riformista della sinistra: cominciano le trattative segrete con Berlusconi.

 1999  

Il 25 luglio 1999 viene convocato a Varese un Congresso Federale straordinario della Lega Nord, che da il via libera al Segretario per la stipulazione di alleanze.
Bossi decide che è giunto di nuovo il momento di dimostrare ai partiti con i quali è in trattativa quale sia la forza d’urto della Lega Nord: il 5 dicembre porta a Roma
più di centomila militanti, che manifestano contro il centralismo con un lunghissimo corteo nel centro della capitale.

A Roma, Bossi spiega ai suoi che non tratterà con i partiti romani per ottenere più o meno poltrone, ma cercherà di fargli mettere nero su bianco un impegno preciso a favore di una riforma federalista.
Berlusconi nel frattempo interviene ad un convegno di Forza Italia rivolgendosi alla platea in questi termini: “so che a molti di voi può non piacere una nuova alleanza con Bossi, ma con la Lega si vince, senza la Lega si perde”. A quanto pare la lezione del 1994 è servita.

 2000  

Bossi propone al Polo di partecipare insieme alla Lega alle elezioni regionali del 2000, in una coalizione denominata Casa delle Libertà, fondata su un patto di programma sottoscritto pubblicamente da tutti i leader.
L’accordo è fatto, ed il primo punto del programma comune, firmato il 17 febbraio 2000 a Milano, prevede la “Devoluzione”, cioè un massiccio trasferimento di poteri e risorse dallo Stato alle Regioni, nonchè il Coordinamento delle Regioni del Nord.
La coalizione di cui fa parte la Lega stravince le regionali, conquistando fra l’altro Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto: in queste quattro regioni il Carroccio ottiene la presidenza del Consiglio Regionale.

 2001

Alle elezioni politiche del 2001 si ripete la vittoria della Casa delle Libertà: la Lega, riportando il 3,9% di voti, paga il prezzo della propaganda soverchiante del candidato premier Berlusconi, ma ottiene comunque 47 parlamentari.
Bossi si presenta alle trattative per la formazione del Governo deciso ad ottenere solide garanzie per il cambiamento ed un risarcimento politico per il calo di voti subìto: gli alleati soddisfano le sue richieste, così il leader della Lega entra a far parte dell’Esecutivo come Ministro delle Riforme e della Devoluzione. Inoltre Maroni ottiene l’incarico di Ministro del Welfare (Lavoro e politiche sociali), Roberto Castelli è il nuovo Ministro della Giustizia e Roberto Calderoli diventa vice-Presidente del Senato.